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I piccoli agricoltori assediati dall’Imu

In Senza categoria on aprile 5, 2012 at 6:32 am

contadini sono messi alla stretta con le nuove tasse sugli immobili. Ancora insoddisfazione sugli accordi presi da parte di Aiab. Perché non far pagare di più gli allevamenti intensivi e l’agricoltura industriale?

Mentre Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri, con una nota congiunta, esprimono soddisfazione per l’approvazione degli emendamenti al Decreto Legge fiscale n.16/2012, Aiab non si dice ancora soddisfatta e chiede l’senzione per tutti i fabbricati rurali strumentali.
“Con l’emendamento al decreto fiscale il governo propone delle rimodulazioni sull’IMU agricola che non riteniamo soddisfacenti, in quanto non alleggeriscono sufficientemente il carico fiscale sulle imprese agricole, andando a gravare in modo insostenibile su un settore che negli ultimi 10 anni ha già perso un terzo dei propri operatori e nell’ambito del quale le aziende zootecniche sono state particolarmente colpite, con un crollo delle aziende dedite all’allevamento di quasi il 70% tra il 2000 e il 2010”. È la valutazione del presidente dell’AIAB, Alessandro Triantafyllidis, sulle proposte governative di emendamento sull’IMU al decreto fiscale.
“L’esenzione sui fabbricati rurali, ad esempio, dovrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale, almeno per la fattispecie dei fabbricati strumentali, e non solo ai comuni montani sopra i mille metri – prosegue Triantafyllidis  -. Dovrebbero avere diritto all’esenzione, quindi, tutti i fabbricati rurali strumentali quali fienili, magazzini per attrezzi e depositi macchine, e anche le stalle degli allevamenti con terra. Mentre si dovrebbero casomai escludere da questa rimodulazione gli allevamenti senza terra, quindi intensivi. Se il governo ritiene che l’agricoltura sia un settore strategico per il Paese – conclude il presidente Alessandro Triantafyllidis – deve fare politiche coerenti che sostengano l’agricoltura estensiva, modello produttivo che preserva il territorio e fornisce buona parte dei prodotti più noti del made in Italy, e in particolare la zootecnia estensiva, essendo il comparto che ha maggiormente risentito della crisi”.
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