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Cosa esca attualmente da questi impianti, per l’appunto classificati come ex cdr e oggi riconvertiti per la tritovagliatura, è materia dell’inchiesta collegata all’inceneritore di Acerra, alimentato dai prodotti di quegli impianti e acceso in virtù dell’ordinanza del presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Un’autorizzazione firmata lo scorso 5 marzo perché «di somma urgenza», pur dovendo mantenersi «l’obbligo di provvedere, entro il termine di completamento delle operazioni di collaudo, e ai fini dell’esercizio a regime del termovalorizzatore, all’integrazione del sistema di controllo delle emissioni dell’impianto mediante l’installazione di un sistema di monitoraggio in continuo del mercurio, di un sistema di prelievo in continuo di microinquinanti organici e di un ulteriore sistema di monitoraggio delle emissioni al camino». Ma proprio nelle ultime settimane la guardia di finanza ha acquisito, presso gli uffici del sottosegretario Guido Bertolaso e della Fibe, gli atti della commissione di collaudo dell’impianto di Acerra insieme a quelli degli impianti cosiddetti ex cdr di Caivano, Tufino e Giugliano [Napoli], Santa Maria Capua Vetere [Caserta], Avellino, Battipaglia [Salerno] e Casalduni [Benevento].
E’ questo il filone di inchiesta sui rifiuti campani che fa tremare il cavaliere, e mentre Bertolaso dice che l’inceneritore di Acerra è solo in fase di rodaggio e non ancora in funzione, Berlusconi continuava a ripetere che il termovalorizzatore funziona benissimo e che l’inquinamento è vicino allo zero. Ma c’è un’altra grossa spina nel fianco: il cosiddetto processo «Rompiballe» per smaltimento illecito di rifiuti, che a gennaio ha portato al rinvio a giudizio di 25 persone, fra cui il braccio destro di Bertolaso Marta di Gennaro. Nell’ambito di questo processo, la cui prima udienza è stata rimandata al 15 luglio, il pubblico ministero Maurizio De Marco ha convocato il 21 aprile scorso il sottosegretario Bertolaso, uno degli indagati la cui posizione era stata stralciata dal procuratore Giovandomenico Lepore. Davanti al pm, Bertolaso avrebbe ammesso di sapere che gli impianti non erano in grado di produrre né cdr né fos.

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